Allattamento e obesità: previene o non previene?

Recentemente è stata data una certa risonanza a uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine (Casazza, Fountaine et al, 2013) che sfaterebbe una serie di miti riguardanti la prevenzione e cura del sovrappeso e dell’obesità.
Lo studio in questione è di un gruppo di autori americani e, fra le tante affermazioni, sostiene anche che l’allattamento al seno non sia poi così evidente che possa prevenire l’obesità.
Caspita, uno dei benefici di cui si parla tanto viene sfatato??? Ma può essere possibile?
Per fare questa affermazione, gli autori citano tre studi; ma se li vediamo più da vicino, tali studi non apportano poi alcuna schiacciante prova a favore della tesi dei ricercatori.

Uno degli autori di un primo studio (Casazza, 2012) è fra i più coinvolti con le industrie del junk food (il cosiddetto “cibo spazzatura”) e casearie.
Il secondo studio citato in bibliografia (Kramer, 2008) lascia perplessi, in quanto si tratta di una ricerca che

studia la correlazione fra mancato allattamento al seno e problemi comportamentali del bambino più grande. A giudicare dal contesto, sembra piuttosto che gli autori volessero riferirsi a un altro studio di Kramer effettuato in Bielorussia, che studia la relazione fra allattamento e obesità infantile. Che ci azzecca?
Questo secondo studio si basa su un ampio numero di casi di una ricerca nell’ambito della promozione dell’allattamento, ed ha esaminato l’allattamento in Bielorussia (di durata maggiore o minore di tre mesi – una distanza piuttosto piccola per poter delineare differenze di risultati) e indice di massa corporea a sei anni e mezzo, trovando un effetto lieve dell’allattamento al seno, ma non eclatante. Grazie… come mai si va a guardare un lasso di tempo così breve, quando tutti sanno che ogni bambino dovrebbe prendere solo seno per i primi sei mesi e proseguire ben oltre?

Il terzo studio citato (Gillman 2011) non è uno studio controllato (che ha un valore scientifico), ma un semplice commento di un autore che esprime le sue opinioni sull’associazione causale fra allattamento e prevenzione dell’obesità, basandosi a sua volta su una selezione di studi da lui scelti (lasciandone fuori -guarda un po’- molti altri che invece provano il contrario). Questo articolo a nostro parere è piuttosto parziale nelle conclusioni, basandosi su una quantità veramente esigua di studi e sopratutto selezionati senza un criterio. Vengono citati 3 studi che comprovano un effetto preventivo dell’allattamento al seno sull’obesità; ma poi si sollevano una serie di dubbi sui possibili fattori confondenti delle ricerche (i fattori confondenti sono quelli che distorcono i risultati di una ricerca e quindi devono essere individuati ed esclusi, altrimenti i risultati di uno studio saranno falsati), senza peraltro portare chissà quali evidenze di queste obiezioni.
Si argomenta che spesso gli studi sui fratelli sono falsati dal fatto che essi tendono ad essere alimentati nello stesso modo (ma esistono, e gli autori si guardano bene dal citarli, studi su gemelli dei quali uno solo è stato allattato, che quando sono più grandi mostrano differenze significative nel sovrappeso!!). Viene nominato il già citato studio sui bambini bielorussi; viene poi citato un altro studio (Brion, 2001) che ha mostrato come l’allattamento al seno sia correlato con un minore indice di massa corporea in bambini nordeuropei ma non sudamericani, a causa delle diverse condizioni socioeconomiche e abitudini alimentari dei due gruppi; l’autore conclude quindi che l’effetto preventivo dell’obesità dell’allattamento al seno è sovrastimato (ma a noi sembra semmai che questo studio dimostri che anche altri fattori possono incidere positivamente o negativamente sull’obesità infantile). Vengono citati un paio di altri studi più piccoli che vanno nella stessa direzione. Si solleva la questione della casualità inversa, cioè l’autore si chiede se per caso il rapporto causa-effetto non sia invertito, ossia lo svezzamento precoce dal seno non sia causato da un’eccessivo aumento di peso nei primi mesi di vita; ma poi esaminando un po’ di letteratura conclude che non ci sono prove scientifiche sufficienti per farsi venire questo dubbio, anzi sono i bambini che crescono poco a essere più facilmente svezzati dal seno precocemente (ma va’?).

Ora torniamo all’articolo (Casazza 2013) che definisce la relazione fra allattamento al seno e prevenzione dell’obesità “un mito”. Eandiamo a vedere chi sono gli autori di questa ricerca. Gli stessi autori, in fondo all’articolo, fanno la loro dichiarazione di conflitto di interessi: vi consigliamo di andare al link e leggere il lunghissimo elenco in fondo all’articolo. Siamo sicuri che questi signori siano davvero “indipendenti” e i loro legami lavorativi non li portino in una certa direzione??

Ora, per quanto interessa l’ambito dell’allattamento al seno, sorvolando sulle varie industrie farmaceutiche e di prodotti dietetici, vorremmo richiamare l’attenzione in particolare sulla presenza, fra le aziende citate, di ditte direttamente coinvolte nel business dell’alimentazione artificiale, come la Mead Johnson o la Chicco, o la General Mills Bell (un istituto per la salute e nutrizione che finanzia articoli su riviste mediche, e che ospita in home del suo sito la pubblicità di prodotti Nestlè come il Nesquik e simili). Vi sono poi anche numerose multinazionali del junk food, come la Kraft o la Mars o la Cocacola, e cartelli vari a tutela dei prodotti caseari, istituti di ricerca sullo zucchero e altre piacevolezze che certo hanno ben poco a che fare sia con l’allattamento che con la prevenzione dell’obesità (anzi!!).
In fondo all’elenco interminabile di aziende c’è la frase: “Non sono riferiti altri conflitti di interesse rilevanti per questo articolo.”

Suona piuttosto ironica… comunque, questo è lo stato delle cose.

Il vero problema di questi articoli, di scarso valore scientifico, è l’impatto che hanno sui media, che si affrettano a ripeterne le conclusioni accentuandone ancora di più i pregiudizi ed enfatizzandone quegli aspetti che più si accordano al pensare comune e purtroppo, spesso, agli interessi delle industrie.

L’allattamento materno non è il modo migliore di nutrire il neonato: è l’unico modo fisiologico, lo standard normale previsto per la specie umana. È quindi, per definizione, il modello di salute rispetto al quale ogni altra ipotesi va confrontata, verificata e giudicata. La salubrità delle alternative andrebbe valutata in proporzione a quanto si discostano da questo standard. Sull’allattamento al seno non c’è nulla da dimostrare: non che faccia bene, né tantomeno che non faccia male. È scontato che sia l’ottimale, perché è ciò che la selezione naturale ha messo a punto per la specie umana in milioni di anni di evoluzione della specie.
Ogni studio che metta in dubbio questa ovvietà va giudicato con sospetto, così come lo sarebbe uno studio che affermasse che la relazione fra il respirare aria pulita e la salute non è poi così tanto supportato da evidenze scientifiche, o che cercasse di dimostrare che una vita sedentaria può essere altrettanto benefica di una che includa un adeguato movimento quotidiano.

Non tutto ciò che è normale, fisiologico, ovvio e naturale può essere convalidato da inconfutabili evidenze scientifiche, ma questo non significa che fino a prova contraria dovremmo agire in modo anormale, antifisiologico, assurdo e contro natura.
Le donne che non allattano sono mamme che non sono state aiutate come meritavano, e per questo si dovrebbe lavorare ancora di più! Ma non è certo con questi “pseudo-studi” che diamo una mano a loro o a chi allatta, o a chi si occupa di promozione della salute, nostra e dei nostri figli.

Martina Carabetta e Antonella Sagone

Riferimenti:
– Casazza K, Fontaine KR et al. Myths, presumptions, and facts about obesity. N Engl J Med. 2013;368(5):446-54. http://drkney.com/pdfs/obesity_013113.pdf
– Kramer MS, Matush L et al. A randomized breast-feeding promotion intervention did not reduce child obesity in Belarus. J Nutr. 2009;139(2):417S-21S. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19106322/
– Brion MJ, Lawlor D et al. What are the causal effects of breastfeeding on IQ, obesity and blood pressure? Evidence from comparing high-income with middle-income cohorts. Int J Epidemiol. 2011;40(3):670-80. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21349903

Immagine tratta da: http://www.examiner.com/images/blog/replicate/EXID52140/images/f.gif

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